Casco allacciato, tolta la catena, inforcata la sella, tira la leva dell'aria se il motore è freddo, fai saltare il cavalletto tenendo saldamente la presa sul manubrio, in bilico sul piede sinistro e il destro sulla pedivella d'accensione. Un colpo secco, due , massimo tre. Dopodichè rassegnazione, busto piegato in avanti, come in adorazione, braccia tese e spinta di gambe. Dopo setto o otto passi girare in seconda, sentire la ruota sfregare con l'asfalto per mezzo metro e poi il motore che gira. Allora si apre il gas e si spinge più forte aspettando lo scoppio di partenza. Salto in sella con movimento atletico, una sbirciata allo specchietto e si va: anche stanotte riuscirò a tornare a casa.
Da piazza Bodoni mi lascio alle spalle il conservatorio passando per via Mazzini, ripercorrendo paradossalmente la strada fatta a piedi dai muri per andare a recuperarLa.
Strana serata, con incontri inconsueti e insperati. Stavo per uscire dal locale e tornarmene mestamente a casa quando incrocio qualcuno che mi dice che mentre entrava sperava di incontrarmi lì. E allora mi fermo, vediamo come procede: giro di cocktail. Rifiuto, non mi va di bere, sono le tre passate, domani si va al cimitero a trovare i parenti defunti. Chiacchiere scorrelate, niente discorsi impegnati, il piacere puro della spontaneità. La sala da ballo è inarrivabile, e, comunque, mi sono già scatenato quanto basta fino a una mezz'oretta fa', io che non ballavo ed ero un duro...
L'istinto mi dice di rimanere, ma devo proprio andare. Giro di saluti. Raggiungo la Vespa in piazza Bodoni camminando per una Torino silenziosa e solitaria con passo spedito. Penso alla serata trascorsa: forse mi sarei dovuto fermare ancora un po', chissà. Forse.
Poi le curve di viale Thovez, la pendenza che mi rallenta, il gelo che entra nei vestiti e arriva alle ossa; non più lampioni ma solo il mio fanalino. Non fosse che la conosco a memoria questa strada, col cavolo che terrei l'acceleratore così aperto. A metà salita un sussulto, un singhiozzo: il motore si sta fermando. Mano in mezzo alle gambe a cercare il rubunetto della benzina: un quarto di giro a sinistra sperando che sia solo da mettere in riserva. Niente paura, passa subito: sto viaggiando su 35 anni di storia, solo in questo modo potranno fermarla. Con lei ho una relazione che dura da quando avevo 10 anni: si andava dai nonni la domenica e dopo pranzo chiedevo se potevo metterla in moto, poi facevo un giro nel cortile e imploravo che mi permettessero di uscire sulla strada. La prima volta che la usai sul serio, fino in centro paese: non avevo mai ingranato la terza marcia, a quella velocità mi sembrava di volare. Poi le litigate quando mi lasciava a piedi perchè si rompeva il filo della frizione o bucavo o non ne voleva sapere di accendersi perchè le candele avevano preso acqua. Quando giocavo a fare il bandito e ci portavo qualcuno senza il casco con la raccomandazione di gettarsi dalla sella se si fosse avvistata una pattuglia delle forze dell'ordine, quando il Toro tornò in serie A e con il mio compagno di motori e tifo andammo in "pellegrinaggio" a Superga passando dalla panoramica del Pino e ci fermarono le guardie forestali, quando i civic mi fecero una multa di 37 mila lire perchè non avevo con me il libretto originale, quando tornavo tardi la sera che non avevo ancora la patente per la macchina, le curve di viale Thovez, la pendenza che mi rallentava, il gelo che entrava nei vestiti e arrivava alle ossa e mi mettevo ad urlare a squarciagola per scacciare il freddo...
sabato, novembre 04, 2006
martedì, ottobre 31, 2006
Cronache da una Società Irrazionale

Ok, la parte del lamentone non mi è mai piaciuta, tantomeno quando hai a che fare con chi si prende doppia dose di merda quotidiana da ingoiare. Ma se la razione di sterco viene direttamente o indirettamente stabilita in seguito all'irrazionalità di chi spolvera poltrone di pelle con la parte migliore del suo corpo allora il polso si fa sentire, la salivazione si azzera e la rabbia sale.
Oggi ho praticamente buttato la mattinata in Comune per fare 2 documenti: un certificato di residenza e un certificato di stato di famiglia. Documenti semplicissimi da ottenere: basta andare all'anagrafe.
Già, ma l'anagrafe non si chiama più anagrafe, così come il bidello ora si chiama "operatore scolastico", lo spazzino "operatore ecologico", una guerra "operazione umanitaria" e via discorrendo (Apro una parente: lo spazzino si sentirà gratificato e incentivato con questo nomignolo?)...
Il fatto che all'entrata del palazzo civico di Moncalieri non ci sia un usciere o un portinaio o un povero cristo col compito di indirizzare gli utenti (se si vede la burocrazia come servizio) verso l'ufficio di cui hanno bisogno può essere irritante; ma ancora più irritante è girare all'interno dello stesso edificio rincorrendo indicazioni che sai che non portano dove vorresti, senza trovare nessun cartello con su scritto "anagrafe", entrare poi nella "segreteria generale" e, dopo aver spiegato ciò di cui hai bisogno, sentirti dire: "Ah, ho capito, lei deve andare all'ufficio studi demografici", o qualcosa del genere, aspettare un'ora quando sei il terzo in coda e dover ancora pagare una marca da bollo da 14,62 euro più un totale di 79 cents per le operazioni relative ai due certificati...
A volte invece l'irrazionalità delle "istituzioni burocratiche" è più simile a una forma di sadismo di massa. Come la settimana scorsa che sono andato in segreteria degli studenti della facoltà di scienze M.F.N... Scienze MFN, che non vuol dire Scienze Mai Fatto Niente, come si potrebbe pensare dando uno sguardo agli orari di apertura della segreteria studenti....
Comunque, in questo periodo ci sono un sacco di cose per cui uno studente ha bisogno dei servizi di segreteria: ci sono le tasse da pagare, iscrizioni, libretti da ritirare, domande di laurea da inoltrare e via discorrendo.
E quale fantastica pensata dalla segreteria? Teniamo aperto uno sportello su 8 che ce ne sono!!! Sta di fatto che giovedì, quando sono andato lì per l'una e mezza ho avuto tempo chiacchierare con altri colleghi di sventura, leggere di bandi e borse di studio, di gustarmi il mio pranzetto al sacco, farmi una pennichella, riprendermi dall'abbiocco e poi, alla fine, passare allo sportello e risolvere il mio problema in meno di 2 minuti d'orologio.
Adesso che ci penso, per deformazione professionale, potrei calcolare l'efficienza della segreteria come il tempo impiegato dalla segretaria rispetto al tempo di attesa: 2 minuti su circa un'ora e mezza fa poco più del 2%... Niente male!
domenica, ottobre 29, 2006
Cronache da una Mente Troppo Razionale

Purtroppo è vero, qui lo dico e qui lo ripeto: ho un forte sospetto di avere una mente più razionale della media. Nel fare questa affermazione la mia razionalità mi spinge a spiegare almeno due concetti chiave per poter centrare il punto: media statistica e percezione che uno ha di sè stesso rispetto "agli altri".
Consideriamo un esempio semplice: provate a fare un test a un certo numero, non troppo piccolo di persone che hanno la patente B e ponetegli la seguente domanda: "Come guidatore, tu ti consideri meglio o peggio della media?" Generalmente il 70-80% delle persone intervistate risponde di guidare meglio della media. Ma la variabile "qualità della guida" (supponendo di poterla ricavare da diversi parametri tipo incidenti, multe, manovre x parceggiare ecc.) segue una distribuzione gaussiana, cioè, data una media, la popolazione si distribuisce simmetricamente attorno ad essa. Quindi il fatto che più dei due terzi del campione affermi di trovarsi al di sopra della media, se il campione è significativo, vuol dire che gli intervistati hanno qualche problema a dare un giudizio di sè stessi.
Tenendo conto di questo, ripeto: sospetto di avere un atteggiamento più razionale della media perchè confrontandomi tutti i giorni con chi mi sta intorno vedo situazioni, comportamenti e scene che hanno poca razionalità.
Con ciò non mi considero più intelligente della media o più in alto in un'ipotetica graduatoria, mi considero semplicemente un po' diverso.
Diverso nel non manifestare apertamente i miei sentimenti.
Diverso nel non prendere mai una posizione esplicita a favore o contro.
Diverso nel non farmi trascinare troppo dagli eventi.
Diverso nell'accorgermi troppo tardi della realtà delle cose.
Diverso nel rendermi conto troppo tardi di aver perso qualcuno o qualcosa.
Diverso nel rendermi conto troppo tardi di aver perso qualcuno o qualcosa.
Diverso nel non aver mai troncato un'amicizia.
Diverso nel sapere qundo c'è un limite e soprattutto nel sapere riconoscere di averlo passato.
Diverso nel trovarmi solo nel mezzo di un ciclone di eventi, (come Tra un Incudine e un Martello) che, a mio avviso, non lascerà vincitori ma solo vinti.
giovedì, ottobre 26, 2006
martedì, ottobre 17, 2006
Anch' Io credo ai Miracoli

Ieri sera sono andato alla Festa della Birra organizzato dalla comunità di San Patrignano a San Giovanni Rotondo. Ho bevuto come un porco. Puoi capire, un litro un euro, meno della benzina. Poi, dopo un paio di boccaloni di troppo ho deciso di darci un taglio e tornare a casa, ché mi ero anche un po' stufato.
Ero in macchina ed è stato un vero miracolo che sia riuscito a: trovare le chiavi, inserirle nella toppa, salire in macchina, uscire dal parcheggio, tornare a casa, parcheggiare, chiudere la macchina trovare le chiavi di casa ed entrarci.
Poi, gli n! litri di birra si sono fatti sentire tutti insieme e sono andato in bagno a svuotare la vescica e qui si è verificato un altro miracolo: appena aperta la porta del cesso si è inspiegabilmente accesa la luce e appena ho chiuso la porta si è spenta altrettanto inspiegabilmente. Sorprendente.
Stamattina è stata dura: ero totalmente rintronato, avevo un'emicrania da guinness dei primati e mi pareva di avere una mongolfiera al posto della testa.
Ma la cosa che mi ha spezzato lo stomaco è stato trovare i cartocci del latte fresco nel frigo zuppi di urina...
giovedì, ottobre 12, 2006
Due a Zero!!

Quello sopra è il display dell'ex nuovo-giocattolino di mio padre. Segna oltre alla velocità in Km/h, la temperatura, il livello di carburante, la temperatura del liquido di raffreddamento, l'ora e il kilometraggio totale. Si legge ore 19,20 (nemmeno 5 ore fa') 20°C, metà serbatoio e 605 Km totali.
605. Nemmeno un tagliando. Meno di un mese.
Quella sotto invece è un ingrandimento che spiega il titolo. Praticamente inutilizzabile, talaio completamente piegato.
Via Onorato Vigliani, angolo C.so Croce: dice, ma questa volta ha anche una testimone, di essere passato col verde e uno gli ha tagliato la strada passando evidentemente col rosso.
Crocerossa, carabinieri, polizia municipale e visita in pronto soccorso. Forse un braccio rotto e gli inevitabili bolli.
Per la serie la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
lunedì, ottobre 09, 2006
Tra le varie esperienze assurde che mi sono capitate, una merita di finire su questo blog. Posso infatti affermare di essere stato chiuso a chiave in una stanza del reparto di psichiatria delle Molinette.
E non era per cercare un mediatore o compromessi o, tantomeno, per farmi chiedere "come stai?"
E non era per cercare un mediatore o compromessi o, tantomeno, per farmi chiedere "come stai?"
...fa parte di:
Delirium of Disorder,
Don't Worry About Me
domenica, ottobre 08, 2006
Impressioni di ottobre
"Come una Roccia,
come un Pianeta,
come una dannata Bomba Atomica",
Come una giornata di ottobre in maglietta a maniche corte
Come l'estate che non si arrende all'autunno
Come un cane che lotta contro la sua vecchiaia,
"Come un Animale sul punto di morire",
"Come un Amore senza più Amanti,
Come dopo una Corsa ormai senza più Strade"
Come una cella senza le sbarre,
come un Pianeta,
come una dannata Bomba Atomica",
Come una giornata di ottobre in maglietta a maniche corte
Come l'estate che non si arrende all'autunno
Come un cane che lotta contro la sua vecchiaia,
"Come un Animale sul punto di morire",
"Come un Amore senza più Amanti,
Come dopo una Corsa ormai senza più Strade"
Come una cella senza le sbarre,
Come rendersi conto di quanto sia importante solo quando realizzi che dovrai farne a meno,
Come un urlo dopo la vittoria,
Come un pianto dopo un addio,
Come una corsa senza mai un arrivo,
Come un pianto dopo un addio,
Come una corsa senza mai un arrivo,
Come un pomeriggio di sole,
Come dopo un temporale estivo
Come "un Uomo alla ricerca di sè stesso",
Come una svolta improvvisa,
Come "un Uomo alla ricerca di sè stesso",
Come una svolta improvvisa,
Come l'incertezza del futuro,
Come una decisione da prendere...
Come una decisione da prendere...
lunedì, ottobre 02, 2006
Sweet Dreams
Andare a dormire senza riuscire a prender sonno, girarsi nel letto, provare a contare le pecore, i bovi, le renne o gli elefanti. Ho provato anche le tecniche di rilassamento zen ma niente da fare: da una settimana coricarmi nel letto e' diventato il mio incubo quotidiano. Vado a dormire ad un'ora tutto sommato nemmeno troppo indecente in condizioni nemmeno troppo indecenti e inizia la battaglia contro il cuscino. Provo a mettere su un disco che accompagni il sonno, ma lo ascolto fino alla fine senza nessun risultato. Intanto si sente il rintocco lontano prima del campanile di Rocciamelone, poi quello di Pecetto e infine quello di Revigliasco. Che nervi quando senti un solo rintocco: Sara' l'una ? L'una e mezza? Le due e mezza? Basta aspettare mezzora e lo capiro'. Intanto penso al prgramma per il giorno a venire. Se va bene che mi alzo con la sveglia posso prendere il bus e cercare di recuperare lasciandomi cullare dai tornanti della Maddalena, altrimenti dovro' inforcare la vespa e infilarmi nel traffico di corso Moncalieri superando contromano le centinaia di automobili incolonnate per l'eternita'.
Se poi va proprio peggio mi passera' la giornata in uno stato di completo distacco dalla vita terrena, in una specie di limbo tra il sonno e la veglia con quel fastidiosissimo senso di pesantezza sugli occhi e un martellante pulsare alle tempie. Gli sguardi dei passanti mi fanno pensare di essere piu' simile ad un fantasma tant'e' che una volta mi e' capitato di fare la stessa strada a piedi di 4 scolari seguendoli a trenta metri di distanza. Uno di questi si gira e mi fissa negli occhi e poi dice qualcosa quasi di nascosto ai suoi amici. Questi si girano e mi fissano e accelerano il passo.
Poi la giornata passa senza appetito e salto pranzo. Torno a casa per cena qualche attivita' socio/ricreativa la sera e poi a nanna, per chi ci riesce, per me si ripete la storia di ieri.
Sara' l'una ? L'una e mezza? Le due e mezza? Basta aspettare mezzora e lo capiro'. Magari un bicchierone di latte mi terra' occupato l'apparato digerente facilitando l'operazione, ma non funziona piu' come una volta questo trucchetto. Cosi' come la lettura: non posso mettermi a leggere un libro alle 4 del mattino, ci ho gia' provato e dopo due pagine mi si incrociano gli occhi, penso che e' fatta ma appena si spegne la luce ri-inizia la battaglia con il cuscino. E penso a quale disco ascoltarmi stanotte o per quanto ancora mi dovro' rigirare in questo letto.
Se poi va proprio peggio mi passera' la giornata in uno stato di completo distacco dalla vita terrena, in una specie di limbo tra il sonno e la veglia con quel fastidiosissimo senso di pesantezza sugli occhi e un martellante pulsare alle tempie. Gli sguardi dei passanti mi fanno pensare di essere piu' simile ad un fantasma tant'e' che una volta mi e' capitato di fare la stessa strada a piedi di 4 scolari seguendoli a trenta metri di distanza. Uno di questi si gira e mi fissa negli occhi e poi dice qualcosa quasi di nascosto ai suoi amici. Questi si girano e mi fissano e accelerano il passo.
Poi la giornata passa senza appetito e salto pranzo. Torno a casa per cena qualche attivita' socio/ricreativa la sera e poi a nanna, per chi ci riesce, per me si ripete la storia di ieri.
Sara' l'una ? L'una e mezza? Le due e mezza? Basta aspettare mezzora e lo capiro'. Magari un bicchierone di latte mi terra' occupato l'apparato digerente facilitando l'operazione, ma non funziona piu' come una volta questo trucchetto. Cosi' come la lettura: non posso mettermi a leggere un libro alle 4 del mattino, ci ho gia' provato e dopo due pagine mi si incrociano gli occhi, penso che e' fatta ma appena si spegne la luce ri-inizia la battaglia con il cuscino. E penso a quale disco ascoltarmi stanotte o per quanto ancora mi dovro' rigirare in questo letto.
giovedì, settembre 28, 2006
C'è Tanto da Imparare!
Davvero. Ogni giorno s'imparano un sacco si cose.
Ad esempio, oggi nel dare l'esame di acustica fisica ho imparato che le casse di uno stereo si comportano come un dipolo oscillante con uno sfasamento di 180°, quando me l'ha chiesto non lo sapevo. L'ho detto al professore (cioè che dando gli esami c'è sempre da imparare qualcosa). Mi ha risposto che le cose si dovrebbero imparare studiando...Vabbè, non facciamo inutile polemica sulla didattica accademica il cui fine, secondo me, è quello di dare stimoli e non verificare lo stato di apprendimento degli studenti...
Una cosa invece che imparerò domani sarà che "tre miliardi trecento trentun milioni cinquecentosei mila e novecentodue" e "otto milioni seicentonove mila e cinquecentonovantasei" non sono due numeri a caso ma i miei recapiti telefonici.
Così sapro come rispondere alle avances dei marxisti leninisti.
...fa parte di:
Delirium of Disorder,
Don't Worry About Me,
W la FI(si)CA
mercoledì, settembre 20, 2006
Doppio
A-Side
Oggi sono andato all'università per registrare un voto e, siccome la facoltà è sede del Congresso Nazionale della Società di Fisica, ne ho approfittato per chiedere un po' in giro a teste da premi Nobel dell'attuale panorama scientifico. Come già presupponevo, la comunità scientifica internazionale è divisa in 10 grandi scuole di pensiero: quelli che usano il sistema binario e quelli che non lo usano.
B-Side
...fa parte di:
Cryptica,
Delirium of Disorder,
Don't Worry About Me
domenica, settembre 17, 2006
venerdì, settembre 15, 2006
Mentre Fuori Piove
Fuori piove ormai da due giorni e il cielo grigio e inespressivo come un blocco di ghisa mette tristezza.Fuori piove ormai da due giorni e incomincia a penetrare nel mio cervello l'idea di un autunno ormai alle porte.
Fuori piove e ascolto un disco comperato da "materiale resistente" dopo aver passato l'ultimo esame.
Fuori piove e dentro ci si scalda come si può, basta poco.
Fuori continua a piovere, ma la Juve è sempre gobba, e su questo, almeno, non ci piove.
mercoledì, settembre 13, 2006
Nella Terra del Diofa'

Benvenuti a Torino: benvenuti nella terra del diofa'
Ci son tanti operai, c'era pure la fiat.
Siamo tanti assai diversi Piemontesi ciucchi persi
calabresi e mustafà.
Son tornati anche i savoaia, c'è la Juve vecchia troia
nella terra del diofa'!
Siamo fessi e cortesi:Tutti quanti testa bassa a travajè
Ma ci facciamo i cazzi nostri, non facciamo i milanesi col danè!
Noi ci piace assai la sbornia e la spussa della ciornia
i tomini col bagnet!
Se ci viene poi lo sfizio 'nduma tutti al museo Egizio
a cantare col Ramset!
Rit: Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del... fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
Benvenuti a Torino: assaggiate un gianduiotto col martini
c'è il salone del gusto, in via Ormea c'è la sagra dei bocchini!
C'è la mole Antonelliana e quella reliquia strana
con la foto di Gesù
C'è Borghezio a San Salvario e il rampollo miliardario
che dal ponte viene giù !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del...fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
Vieni a Torino anche tu: l'arte sabauda, la bagna cauda !!!
Vieni a Torino anche tu: gli alcolizzati, i disperati !!!
Salgari s'è sbudellato e Pavese avvelenato
Levi cadde dalle scale, Lucentini non le sale
Un aereo centrò il colle, Nietsche qui divenne folle
Su Macario poi sorvolo: fu disgrazia lui da solo !!!
Nella Terra del diofa' !!!
Nella terra del... fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
Ci son tanti operai, c'era pure la fiat.
Siamo tanti assai diversi Piemontesi ciucchi persi
calabresi e mustafà.
Son tornati anche i savoaia, c'è la Juve vecchia troia
nella terra del diofa'!
Siamo fessi e cortesi:Tutti quanti testa bassa a travajè
Ma ci facciamo i cazzi nostri, non facciamo i milanesi col danè!
Noi ci piace assai la sbornia e la spussa della ciornia
i tomini col bagnet!
Se ci viene poi lo sfizio 'nduma tutti al museo Egizio
a cantare col Ramset!
Rit: Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del... fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
Benvenuti a Torino: assaggiate un gianduiotto col martini
c'è il salone del gusto, in via Ormea c'è la sagra dei bocchini!
C'è la mole Antonelliana e quella reliquia strana
con la foto di Gesù
C'è Borghezio a San Salvario e il rampollo miliardario
che dal ponte viene giù !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del...fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
Vieni a Torino anche tu: l'arte sabauda, la bagna cauda !!!
Vieni a Torino anche tu: gli alcolizzati, i disperati !!!
Salgari s'è sbudellato e Pavese avvelenato
Levi cadde dalle scale, Lucentini non le sale
Un aereo centrò il colle, Nietsche qui divenne folle
Su Macario poi sorvolo: fu disgrazia lui da solo !!!
Nella Terra del diofa' !!!
Nella terra del... fa-sol-la-si-do diofa' !!!
Nella terra del diofa' !!!
Nella terra del minchia picio diofa' !!!
(FuckTotum)
giovedì, settembre 07, 2006
Sistemi caotici e irreperibili

Oggi l'autofunzione della funzione d'onda della mia camera ha assunto un autovalore che l'ha fatta cadere in uno stato caotico-turbolento.
Purtroppo, però, ci rimarrà ancora per un numero imprecisato di giorni perchè la professoressa che doveva farmi dare l'esame di "Trattamento dei Segnali" si è resa irreperibile.
L'immagine non è un opera d'arte moderna ma è un pezzo, forse quello che più si avvicina a qualcosa di artistico, della relazione che dovevo discutere all'esame. Rappresenta lo scalogramma ottenuto con la wavelet di Morlet della serie delle anomalie della SST (sea surface temperature) e si può vedere come, all'interno del cono d'influenza, siano ben distinguibili i fenomeni con periodicità di 2-7 anni (El Nino, la Nina) tra il 1870-1920 e da 1960 al 1990...
...fa parte di:
Delirium of Disorder,
Don't Worry About Me,
W la FI(si)CA
mercoledì, settembre 06, 2006
Paranoia e Potere

No, a 'sto giro la musica non c'entra, se non per questo disco, ironico ma tagliente, che mi ha ispirato il titolo di questo post.
A volte mi viene da pensare che ognuno è padrone del proprio destino e che ci sia un ordine superiore che tiene le redini della Storia, fatta da tutti quelli che desiderano farne parte, facendo incastrare nel migliore dei modi ogni singolo evento secondo una logica lineare di causa-effetto.
Poi mi si aprono gli occhi su un link come questo e penso che sono tutte cazzate, che noi per loro siamo carne da cannone, spettatori passivi di una soap opera di dubbio gusto in cui personaggi entrano ed escono dalla scena al momento giusto.
La Truffa della "Democrazia" è grande almeno quanto è grande il mondo. Pensavi davvero di poter esercitare i tuoi diritti con una X? Bravo, chissà dove sarà finita...
Intanto in Tristalia l'ex premier più liftato del mondo rifiuta (ma ancora!?!) i faccia a faccia con CiccioBello Rutello con una scusa da scuola elementare e il neo-Rivoluzionario sub-Comandante Mortazza fa di tutto per non dare il benchè minimo segno di discontinuità ad una politica fatta di leggi ad personam, conflitti d'interesse e guerre inutili...
Oltre Oceano invece non è che sia molto meglio: il cespuglietto in bancarotta per cercare consenso tra i membri del KKK, accusa un presidende di cui non riesce a pronunciare il nome, di essere un tiranno da abbattere subito per la sicurezza mondiale. E l'altro che fa? (Sempre che sia vero ciò che passa il sistema giornalistico di stato...) Abbocca! Risponde che il cespuglietto in questione non è niente in confronto al grande Allah...
Qui la situazuione si sta vaffanculizzando sempre più e non c'è via d'uscita.
Anzi, forse no.
Al posto delle Non-Risoluzioni ONU questa signora ha una proposta molto più proponibile che rispetterebbe gli interessi di tutti.
Io l'appoggio con tutte le mie forze.
Ci sono volontari?
...fa parte di:
Living In Chaos,
Paranoia e Potere,
W la FI(si)CA
domenica, settembre 03, 2006
Un tranquillo fine settimana da sfascio
Questa è la vespa di mio padre, nel garage di casa nostra. Si tratta di in PX 125 del 1982. Una leggenda, l'ultimo ciclomotore a marce e in lamiera che rientra nella categoria "scooter" scritto con la C e non con la P, come per i modernissimi monomarcia giapponesi da 35 cavalli abbelliti con plasticaccia ed elettronica in abbondanza. Bello per taroccarlo, come si può vedere da tutti i fronzoli e i particolari cromati, comodo da guidare sia per andare in ufficio che per viaggi intorno al mondo, divertente per metterci le mani sopra e migliorarne le prestazioni e fare i gadani ai raduni di vespisti.Già, anche i vespisti sono organizzati con i vari Vespa Club. Quello di Torino è abbastanza ben frequentato e, nonostante ci siano quasi mille iscritti, si conoscono tutti. Mio padre dice che è conosciuto come "Tanza e Punza", come le due zanzare di quella vecchia pubblicità del Peugeot che decidevano di farsi un giro e venivano poi investite da un'automobile, per via delle sue cadute.
Nella foto si vedono le conseguenze della caduta di oggi pomeriggio: un accorciamento di circa mezzo metro, impossibile farla tornare cone prima. Andava, dice, ai 60 all'ora quando, dietro una curva cieca una vettura che veniva in senso contrario gli ha tagliato la strada facendogli fare uno scontro frontale e un volo di trenta metri. Poi è arrivata l'ambulanza per i primi soccorsi, ma niente di grave, solo un po' di ammaccature, qualche ferita ma niente di rotto. Gli è andata bene, anzi direi che ha avuto proprio un bel culo.
La macchina con cui ha avuto l'incidente era un Peugeot.
Io invece sono andato per la seconda volta alla Festa Occitana a Santo Lucio di Coumboscuro. Nessun incidente, ma se mi è concessa la similitudine motoristica, è stato come farsi Torino-Roma in autostrata in prima: la carrozzeria non si è danneggiata, il motore non si è fuso, ma non è consiglibile farlo tutte le settimane...
mercoledì, agosto 23, 2006
Kazzate...

No, non è una semplice espressione volgare o una parodia di una marca di capi d'abbigliamento,
è un omaggio all'organo più citato del corpo umano.
Fossi baùscia, che come intercalare usano la sua compagna forse non mi sarebbe mai venuta in mente l'idea di dedicare un post al prezioso gingillo, ma che cazzo, sono turineis!
Molte espressioni del parlato non significherebbero nulla senza un bel "cazzo" di mezzo, personalmente conosco un sacco di gente che di cazzi si riempie la bocca ogni minuto, metaforicamente parlando s'intende.
Di teste di cazzo ce n'è un'infinità e non avrebbe senso elencarle tutte, di testate del cazzo basta pensare alla finale del mondiale...
I fugazi, espressione gergale americana che sta per "fucked up situation" letteralmente "situazione del cazzo" sono uno dei miei gruppi punk-HC preferito.
Una volta ho avuto la fortuna di trovare pace interiore, saggezza e verità bevendo una bottiglia di "Vino del Cazzo", vino di dDenominazione di Origine InControllata. Così rec
ita l'etichetta:
è un omaggio all'organo più citato del corpo umano.
Fossi baùscia, che come intercalare usano la sua compagna forse non mi sarebbe mai venuta in mente l'idea di dedicare un post al prezioso gingillo, ma che cazzo, sono turineis!
Molte espressioni del parlato non significherebbero nulla senza un bel "cazzo" di mezzo, personalmente conosco un sacco di gente che di cazzi si riempie la bocca ogni minuto, metaforicamente parlando s'intende.
Di teste di cazzo ce n'è un'infinità e non avrebbe senso elencarle tutte, di testate del cazzo basta pensare alla finale del mondiale...
I fugazi, espressione gergale americana che sta per "fucked up situation" letteralmente "situazione del cazzo" sono uno dei miei gruppi punk-HC preferito.
Una volta ho avuto la fortuna di trovare pace interiore, saggezza e verità bevendo una bottiglia di "Vino del Cazzo", vino di dDenominazione di Origine InControllata. Così rec
ita l'etichetta:"Vinus est salus
salus est vitam
vitam est in cazzo...
Quoniam vinum cazzi=
Vino del Cazzo"
Impareggiabile.
Cos'altro aggiungere?
domenica, agosto 13, 2006
Road Trippin'
Partenza ore 23.03 località Aubénas, Ardèche, Francia meridionale. Arrivo ore 5.48 Revigliasco, Moncalieri, Italia Nord-Occidentale.
Il fascino misterioso della guida notturna attraverso un territorio che non conosco ma che posso sforzarmi di immaginare grazie anche alla luce diffusa dalla luna calante. Una vettura, che non è la mia ma con la quale sono entrato in confidenza già da qualche giorno; dietro stanno sbadigliando, le palpebre sono pesanti dopo una giornata in canoa, e a fianco, tra un'indicazione di percorso e l'altra si fa un sonnellino. L'asfalto scivola via, leggero sotto di me. Montelimar a 40 chilometri. Procedo senza sosta, senza paura del colpo, senza incontrare troppi fanali. Fanno effetto i cartelli verdi su una strada provinciale, e la linea bianca tratteggiata ai bordi della carreggiata, ma questa è la Francia, e sto guidando già dalle 7 di sera. Decidiamo di fermarci per cena in un piccolo borgo medioevale. Il centro è accogliente, la cucina è buona, ma sono affamato e la cameriera salta da un tavolo all'altro scusandosi per il ritardo e spiega ai clienti che la cuoca è nuova, si deve ancora organizzare in cucina. Alla fine offre a tutti un digestivo tipico provenzale. Ottimo.
Risaliamo in macchina, la strada del ritorno è ancora lunga, 4 o 5 ore, o forse anche più. Le cassette volano via una dietro l'alta, De André, un live di Guccini -saltando la prima per motivi scaramantici - Rino Gaetano e poi Il Dado di Silvestri. Una canzone, me fece mele a chepa, splendida per la situazione, colonna sonora di questo viaggio, sembra scritta apposta per tener compagnia a chi si avventura in interminabili viaggi notturni. Tra Nyons e Gap ci fermiamo in un paesino per fare benzina e sgranchirci le gambe. E' l'una passata e in piazza c'è festa, ma il distributore, che non accetta contanti, si rifiuta di leggere i nostri bancomat, così si riparte. Ci riproviamo ancora a Gap e Briançon, ma è sempre la stessa storia così mi metto sulla strada e fermo un ragazzo in motorino che ci fa usare la sua carta. Forse da 'noi' non sarebbe mai successo, Merci Beaucoup. Con la voiture che non chiede più gasolio ripartiamo senza sosta verso casa. Le prime scritte in italiano al Monginevro e già si crede di essere arrivati, ma la parte più difficile deve ancora arrivare. Sono le quattro e mezza del mattino e sono l'unico sveglio.
Passo Cesana, inevitabili i pensieri di 2 settimane fa che si trasformano lentamente in ricordi. C'è Tempo e Spazio per pensare a ciò che sono e a ciò che è stato. Troppo buono la prima, niente di buono la seconda, cercare di trovare il mio ruolo nella storia, la paura di una vita trascorsa senza memoria, la realtà che non è mai come l' avevi immaginata. Mi sforzo per non farmi prendere dall'angoscia del domani. La notte non porta consiglio, ma qualche sbadiglio e nulla di più, quindi meglio smetterla di cazzeggiare e pensare ai tornanti tra Salbertrand e Exilles, visto che dovevo entrare sulla Torino-Bardonecchia a Ulzio e ho mancato l'indicazione. Ci entro a Susa, la quinta entra che è una meraviglia, così possso rilassare gamba sinistra e mano destra. Rivoli sta a 27 chilometri, forse arriviamo con l'alba. Da una parte riconosco il Musinè con la sua croce e i suoi misteri, dall'altra la Sacra di San Michele che non è illuminata. Attendo come un bambino di vedere la collina di Moncalieri dalla tangenziale, con le luci che vanno su fino alla Maddalena e le serre che di giorno riflettono la luce del sole. Sulla strada altri come noi che tornano o, forse, data l'ora più mattutina che tardo serale, partono per un altro viaggio chissà dove.
Strada Genova illuminata dai lampioni e completamente deserta così da poter vedere in linea retta da Testona a Trofarello fa una certa impressione, mi riporta alla mente, non so come, le volte che rientravo in vespa da certe insane serate. Il semaforo di Testona su strada Revigliasco lampeggia, ipnotizzato, quasi volesse segnalarmi di stare attento ancora per gli ultimi 3 chilometri. Tre dannati chilometri ed è fatta, il viaggio è terminato, un ciclo si è chiuso, a quel che sarà o farò domani non ci voglio pensare; adesso sono quasi le 6 del mattino e la notte sta lasciando il posto al giorno, decido di fare colazione e poi coricarmi nel letto ascoltando un disco che non ascolto da anni con una cazone che ho in testa da un po', splendida per la situazione, colonna sonora di questo ritorno e che sembra scritta apposta per tener compagnia a chi si addormenta solo.
Il fascino misterioso della guida notturna attraverso un territorio che non conosco ma che posso sforzarmi di immaginare grazie anche alla luce diffusa dalla luna calante. Una vettura, che non è la mia ma con la quale sono entrato in confidenza già da qualche giorno; dietro stanno sbadigliando, le palpebre sono pesanti dopo una giornata in canoa, e a fianco, tra un'indicazione di percorso e l'altra si fa un sonnellino. L'asfalto scivola via, leggero sotto di me. Montelimar a 40 chilometri. Procedo senza sosta, senza paura del colpo, senza incontrare troppi fanali. Fanno effetto i cartelli verdi su una strada provinciale, e la linea bianca tratteggiata ai bordi della carreggiata, ma questa è la Francia, e sto guidando già dalle 7 di sera. Decidiamo di fermarci per cena in un piccolo borgo medioevale. Il centro è accogliente, la cucina è buona, ma sono affamato e la cameriera salta da un tavolo all'altro scusandosi per il ritardo e spiega ai clienti che la cuoca è nuova, si deve ancora organizzare in cucina. Alla fine offre a tutti un digestivo tipico provenzale. Ottimo.
Risaliamo in macchina, la strada del ritorno è ancora lunga, 4 o 5 ore, o forse anche più. Le cassette volano via una dietro l'alta, De André, un live di Guccini -saltando la prima per motivi scaramantici - Rino Gaetano e poi Il Dado di Silvestri. Una canzone, me fece mele a chepa, splendida per la situazione, colonna sonora di questo viaggio, sembra scritta apposta per tener compagnia a chi si avventura in interminabili viaggi notturni. Tra Nyons e Gap ci fermiamo in un paesino per fare benzina e sgranchirci le gambe. E' l'una passata e in piazza c'è festa, ma il distributore, che non accetta contanti, si rifiuta di leggere i nostri bancomat, così si riparte. Ci riproviamo ancora a Gap e Briançon, ma è sempre la stessa storia così mi metto sulla strada e fermo un ragazzo in motorino che ci fa usare la sua carta. Forse da 'noi' non sarebbe mai successo, Merci Beaucoup. Con la voiture che non chiede più gasolio ripartiamo senza sosta verso casa. Le prime scritte in italiano al Monginevro e già si crede di essere arrivati, ma la parte più difficile deve ancora arrivare. Sono le quattro e mezza del mattino e sono l'unico sveglio.
Passo Cesana, inevitabili i pensieri di 2 settimane fa che si trasformano lentamente in ricordi. C'è Tempo e Spazio per pensare a ciò che sono e a ciò che è stato. Troppo buono la prima, niente di buono la seconda, cercare di trovare il mio ruolo nella storia, la paura di una vita trascorsa senza memoria, la realtà che non è mai come l' avevi immaginata. Mi sforzo per non farmi prendere dall'angoscia del domani. La notte non porta consiglio, ma qualche sbadiglio e nulla di più, quindi meglio smetterla di cazzeggiare e pensare ai tornanti tra Salbertrand e Exilles, visto che dovevo entrare sulla Torino-Bardonecchia a Ulzio e ho mancato l'indicazione. Ci entro a Susa, la quinta entra che è una meraviglia, così possso rilassare gamba sinistra e mano destra. Rivoli sta a 27 chilometri, forse arriviamo con l'alba. Da una parte riconosco il Musinè con la sua croce e i suoi misteri, dall'altra la Sacra di San Michele che non è illuminata. Attendo come un bambino di vedere la collina di Moncalieri dalla tangenziale, con le luci che vanno su fino alla Maddalena e le serre che di giorno riflettono la luce del sole. Sulla strada altri come noi che tornano o, forse, data l'ora più mattutina che tardo serale, partono per un altro viaggio chissà dove.
Strada Genova illuminata dai lampioni e completamente deserta così da poter vedere in linea retta da Testona a Trofarello fa una certa impressione, mi riporta alla mente, non so come, le volte che rientravo in vespa da certe insane serate. Il semaforo di Testona su strada Revigliasco lampeggia, ipnotizzato, quasi volesse segnalarmi di stare attento ancora per gli ultimi 3 chilometri. Tre dannati chilometri ed è fatta, il viaggio è terminato, un ciclo si è chiuso, a quel che sarà o farò domani non ci voglio pensare; adesso sono quasi le 6 del mattino e la notte sta lasciando il posto al giorno, decido di fare colazione e poi coricarmi nel letto ascoltando un disco che non ascolto da anni con una cazone che ho in testa da un po', splendida per la situazione, colonna sonora di questo ritorno e che sembra scritta apposta per tener compagnia a chi si addormenta solo.
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